Avrei voluto semplicemente aggiungere al blog la mia nuova ossessione: Rule The World dei Take That, ma ho pensato che non fosse molto carino nei miei confronti limitarmi a questo, dopo mesi di assenza e scarsi esami di coscienza. Oggi è la vigilia di un maledetto esame che mi ha preso 4 mesi di preparazione, sclero, crisi isteriche e mi ha fatto venir voglia di andare a lavare le scale ad oltranza invece che laurearmi. Sono abbastanza incazzata perchè ho sempre rifiutato il fatto che lo studio, o meglio, le preoccupazioni per lo studio, assorbissero tutte le mie energie, la voglia di stare in intimità con la gente, ridere o giocare. Oltre ai lati positivi, c'è qualcosa di tristemente grigio nel diventare grandi. Davanti agli altri devi essere sempre OK, il tuo viso è la maschera del benessere, ma dentro rodi. Torni a casa e ti dici: "C'è qualcosa che non va? Meglio non pensarci". E ci si dimentica di prendersi cura delle proprie emozioni perchè è troppo vergognoso avere sentimenti come rabbia, gelosia, invidia. Ce l'hanno insegnato bene i nostri genitori, no?! "Non devi essere geloso, non devi arrabbiarti, non devi difenderti, non devi montarti la testa, non devi e non devi!" e siccome sei talmente abituato a censurarti non sai nemmeno difenderti o capire che sei arrabbiato per una giusta causa, senza sentire quella vocina che ti dice "Sei un bambino cattivo". Che palle! Ne sta risentendo anche il mio senso dell'umorismo. E se c'è una cosa che proprio non sopporto è non riuscire a ridere di me stessa con la spensieratezza di un tempo. Essere o sembrare sempre al top è così benefico? Vedo i miei nipotini, i ragazzi dell'oratorio, ogni giorno sgambettare con energia per crescere, confusi tra la voglia infantile di giocare e il desiderio di farsi notare in atteggiamenti che loro considerano più "seri" e mi vien da sorridere. Anche io alla loro età volevo a tutti i costi guadagnarmi la medaglia di "bambina modello". Parlo di quei bambini adattati da genitori che non sanno cosa significa abbracciare, sorridere, comprendere e che descrivono i loro figli come se fossero degli automi pieni di fiocchetti: è posato, cioè non piange quando gli dico di non piangere anche se l'ho preso a schiaffi, fa i compiti sempre, non va a letto senza lavarsi i denti sennò gli viene il senso di colpa, per lui la scuola viene prima di tutto, parla bene in italiano e ha solo sette anni, sa usare le ipotetiche meglio di Umberto Eco, diventerà non so cosa, certo è mio figlio etc etc.. Che brivido di angoscia se penso che anche io ero questo prodotto di infanzia frustrata da adulti dittatoriali o forse solo un pochetto stronzi. C'è da dire che i bambini, nella maggior parte dei casi, sono sempre più intelligenti degli adulti, sanno cosa vogliono e se lo prendono, anche di nascosto. Io per esempio, nonostante tutte le varie rotture di coglioni, riuscivo sempre a trovare un angolo solo mio per giocare. E ancora oggi mi sento piena di vita quando ricordo di come mi piacesse toccare la terra, sporcarmi la faccia, correre tra gli alberi del mio giardino, cogliere i fiori e mettermeli in testa, fare finta di essere non so chi, andare in bici dove passavano le macchine, raggiungere a piedi una piazza troppo lontano da casa solo perchè era fatta in mattonelle di marmo, ideale per pattinare e fare un sacco di giravolte. Però dovevo fingere che sporcarmi mi facesse schifo. Probabilmente mi viene difficile accettare tutte le restrizioni della mia vita di oggi perchè non tollero che qualcosa che considero, non dico futile, ma non esageratamente rilevante, mi tolga la voglia di sudare, muovermi, sentirmi viva, avere il fiatone perchè ho rincorso qualcuno che mi ha fatto uno scherzo. Decisamente non posso sfuggire agli anni che passano, ma visto che è un'intera settimana che sto quasi sempre confinata in casa a causa dello studio, ho deciso che domani sera, che l'esame vada bene o male, farò sfogare la bambina gioiosa e curiosa che c'è in me. Vorrei trovare un compromesso. Intanto rimango del parere che la realizzazione personale adulta sia molto importante, ma ci si limita a sopravviverle se non si ascoltano mai i desideri del nostro bambino libero positivo.